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DIRE, FARE…….RINUNCIARE

Mi perdonerà il mio lettore se torno a scrivere dopo più di tre mesi dal mio ultimo, ma, se il precedente era una riflessione su tutto quanto successo prima e soprattutto durante la campagna elettorale, be’ devo dire che quest’ultimo è forse ancora più un fermarsi a raccimolare e masticare gli avvenimenti di questi mesi.

Avvenimenti che hanno sorpassato in qualche modo per intensità ed impegno quelli vissuti in campagna elettorale.

Abbiamo portato la conferenza rifiuti zero in moltissimi paesi soprattutto del bresciano, abbiamo incontrato molte amministrazioni, e sorprendentemente ci siamo resi conto di come, almeno per adesso, il DIRE ha portato al FARE, o almeno ad iniziare. ( Interrompo qua la questione rifiuti zero che rimprenderó nei prossimi post)

Per primo vorrei fermarmi proprio su questo.

È molto che penso a come queste parole sono spesso presenti nel parlare di molte persone, ma sopratutto di molti politici e di quasi tutti i cittadini che si sono da sempre, e in numero maggiore, in questi mesi avvicinate al M5S a Bergamo e nei comuni della provincia.

C’è voglia di DIRE. Voglia di dire come la si pensa, voglia di poter dire ad altri di come sia difficile oggi continuare ad avere un lavoro, una famiglia, ad arrivare a fine mese.
Voglia anche di dire perché, oggi, c’è l’M5S, dove tutti possono dire, dove l’uno vale uno ( leitmotiv del M5S ndr) è proprio a favore di chi non ha mai pensato, o non gli è mai stato permesso,di poter dire.
Questo è senz’altro molto positivo, è un’apertura straordinaria, un modo diverso di contare, di essere ma ricordiamoci che per ognuno che Dice, servono altri che ascoltano e quindi,magari, ancor prima di Dire forse sarebbe meglio essere pronti ad ascoltare, non per non-Dire, ma perché il tuo sia in relazione con il bisogno degli altri.

C’è poi il passaggio al FARE, o almeno dovrebbe esserci. Verso la fine di ogni mia presentazione del progetto RZ, dico sempre questa frase, o simile, ” è inutile che questa sera ci siamo detti tutte queste cose, se poi non facciamo niente, anche poco, ognuno nel suo piccolo, per metterle in pratica”.
Va dato atto che quello che scriverò va messo al netto di tante persone che nel movimento e fuori non si fermano a Dire ma poi Fanno, però mi sembra che il passaggio sia quanto meno ambiguo o comunque molto personale.
Non me ne voglia nessuno, ma mi riferisco in larga parte a chi avendo votato il movimento, ( ammesso che noi abbiamo sbagliato molto, e molto, e molto sbaglieremo, soprattutto nel comunicare, ma non solo ) dicevo, mi riferisco soprattutto a chi vuole Dire che abbiamo sbagliato, vuole sentirsi Dire che abbiamo sbagliato, vuole Dire la sua ma poi alla domanda che cosa avresti Fatto, oppure che cosa dovremmo Fare non vuole rispondere.
Ma soprattutto ha si,intenzione di Dire, perché così si sente di contare, di pesare sulle decisioni, ma non ha nessuna intenzione di Fare di più, perché significherebbe prendersi la responsabilità non solo del suo Dire ma anche dell’eventuale suo non Fare.

Mi son chiesto, e mi chiedo ( e chiedo anche al mio unico lettore), perché?
Perché nella situazione in cui siamo, quando una persona, un cittadino, uno di noi che vuole Dire, quasi urlare la sua rabbia, il suo essere stanco di sentirsi Dire cosa fare e come fare da chi non Fa, e soprattutto oggi ha la possibilità di poter Fare, poi a sua volta non Fa?

Forse una risposta è quella che dopo il Dire ( aver preso coscienza e poterla comunicare) per mettere in atto il Fare ( rendere pratico) non basta la voglia ma occorre mettere sul piatto quello a cui siamo disposti a Rinunciare ( e qui il mio lettore, sbuffa)

Se ci pensiamo bene non può essere che così, siamo pronti a Dire, siamo pronti anche a Fare, ma solo nella misura in cui questo non comporta Rinunciare a quello che siamo e che abbiamo.
Se non comporta dover cambiare la nostra scala dei valori, se non comporta dedicare un po’ del nostro tempo, se non comporta dover ascoltare e comprendere e riparare.

Se non comporta smettere sempre di Dire agli altri cosa Fare, ma essere i primi a Rinunciare.

E si badi bene, non mi riferisco a quello che non abbiamo mai avuto e che potremmo avere ( vedasi diaria e C.) o almeno non solo a quello, ma soprattutto al mettere in gioco noi stessi, rinunciando alle nostre piccole quotidianità perché gli altri ( nei quali poi ci siamo dentro ancora noi), vengono prima dei nostri piccoli bisogni.

Per me sta tutto qua, è SEMPLICE da capire, ma dannatamente DIFFICILE da FARE.

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